L'allergia è un
termine che ciascuno di noi ha usato e di cui ciascuno ha abusato a
ragione e a torto. Siamo allergici a tutto: ai cibi, alle bevande,
ai farmaci, ai detergenti, ai cosmetici e, in senso traslato, anche
alle persone e alle situazioni in cui la vita ci pone. Accanto al
termine "allergia" se ne associa un altro che si chiama
"intolleranza" e che spesso si confonde con l'allergia tanto da
farci pronunciare frasi del tipo. «Sono allergico alla sostanza
perché non la tollero...».
In realtà allergia e intolleranza sono manifestazioni morbose
completamente diverse fra loro ed è necessario fare un minimo di
chiarezza. Si tratta di un problema emergente in quanto fino a pochi
anni fa era un argomento di stretta pertinenza medica, mentre oggi,
visto l'aumento dell'incidenza di queste manifestazioni, associato
all'aumento del consumo di alimenti prodotti industrialmente con
ingredienti sempre più vari e complessi, sta diventando un problema
che i tecnologi alimentari non possono più permettersi di ignorare.
Dai dati raccolti dal nostro Istituto Superiore di Sanità risulta
che circa il 20\% della popolazione italiana presenta ogni anno
sintomi avversi all'assunzione di cibo e bevande. Questi sintomi
sono molto vari e vanno dalle tossinfezioni alimentari fino alle
reazioni avverse imputabili a motivi psicologici. In questa
percentuale sono inclusi i fenomeni di allergia e intolleranza.
Risulta che circa il 3\% della popolazione adulta e l'8\% di
quella infantile è chiaramente allergica o intollerante a uno o più
alimenti. Le percentuali sembrano basse, ma se riferite all'intera
popolazione raggiungono valori numerici significativi. È
preoccupante poi la progressione nel tempo di queste manifestazioni:
dal 1970 ad oggi i fenomeni di allergia e intolleranza agli alimenti
sono più che raddoppiati. Le cause che hanno portato a questo
aumento possono sintetizzarsi nei seguenti quattro punti:
Diagnosi più esatte: l'evoluzione della scienza medica consente
oggi l'esecuzione di test specifici che permettono di classificare
come allergie e intolleranze manifestazioni cliniche che un tempo
cadevano in classificazioni diverse.
Variabilità alimentare: oggi c'è una maggiore esposizione della
popolazione ad alimenti provenienti da ogni parte del mondo e quindi
aumenta la probabilità di incontrare un alimento dannoso.
Tecniche industriali: l'incremento di consumo di alimenti
preparati industrialmente con ingredienti sempre più vari e
complessi.
Additivi alimentari: il loro utilizzo è crescente nella pratica
industriale relativamente a composti impiegati senza rigidi limiti
quantitativi, ma secondo buona tecnica in quanto privi di effetti
tossicologici.
Infine deve essere considerata, come fattore di rischio
potenziale, la presenza di organismi geneticamente modificati che
può portare a contatto di soggetti predisposti sostanze che possono
indurre allergie.Come si è già detto, i termini di allergia e
intolleranza vengono spesso confusi o usati in modo improprio. È
quindi importante distinguerli con chiarezza. Nelle allergie vere e
proprie c'è sempre un interessamento del sistema immunitario con
conseguente produzione di immunoglobuline di classe E (IgE) e sulla
ricerca di questi anticorpi si basano i test clinici atti ad
individuare un soggetto allergico. Nelle intolleranze alimentari vi
può essere o no il coinvolgimento del sistema immunitario, ma
sicuramente non c'è la produzione di anticorpi di tipo E (IgE).
Inoltre nelle allergie i sintomi sono immediati, cioè appaiono
dopo pochi minuti o, al massimo, dopo poche ore l'assunzione del
cibo allergigeno; nelle intolleranze invece la comparsa dei sintomi
avversi è più tardiva in quanto possono apparire a distanza di ore e
anche di giorni. Un terzo importante elemento di differenziazione
consiste nel fatto che nelle allergie si verifica l'effetto "soglia"
relativo ad una quantità minima di allergene ingerito che determina
lo scatenamento della crisi secondo un meccanismo di "tutto o
nulla". Nelle intolleranze i disturbi e i relativi sintomi sono
invece proporzionali alla quantità di cibo inducente l'intolleranza
ingerito. È importante che il paziente impari a riconoscere
l'insorgenza di eventuali situazioni di sofferenza per poter avviare
una diagnosi esatta poiché una efficace prevenzione nasce dalla
conoscenza della malattia in cui si è incorsi.
Antonio Peretti
Tecnologo alimentare