LA STAMPA

Pizza, hotel e materassi. Il business delle allergie
Marco Accossato, Giuseppe Salvaggiulo. Torino.

Bill Unyi vive a Chicago e fino a tre anni fa era «solo» un allergico. Da quando ha scoperto che le allergie, con 60 milioni di pazienti negli Usa, sono anche un business, è un «imprenditore allergico». Ha stretto accordi commerciali con undici industrie, ha aperto un sito internet (www.airpurifiersdirect2u.com) e ora commercializza prodotti per purificare l’aria dagli acari di polvere. Un mercato che vale 450 milioni di dollari l’anno. Bill continua a starnutire, ma almeno adesso ci campa. Quindici milioni di italiani, un quarto della popolazione, soffrono di allergie. Un «mercato» in continua crescita: gli esperti prevedono che nei prossimi anni le patologie allergiche supereranno quelle infettive. L’ultima indagine del ministero della Salute stima un costo di quasi 15 miliardi di euro solo per i farmaci antiallergici, con un incremento annuo del 25%. Nel 1983 si spendevano solo mille miliardi di lire. Il numero di farmaci venduti contro le allergie è terzo dopo quelli per i tumori e le malattie cardiovascolari. Oggi la quasi totalità dei farmaci è a carico del servizio sanitario, ma non i vaccini (parzialmente rimborsati solo in Piemonte, Lombardia e Toscana). Esclusi sono i rimedi della medicina alternativa. Ma soprattutto è cresciuto il mercato che ruota attorno alle reazioni allergiche. Dall’aspirapolvere che purifica la casa a materassi e cuscini, fino agli alberghi per «prevenire le allergie alle terme» o addirittura curarle. Pacchetti con tanto di esame allergologico superano i 500 euro. Su Internet girano guide dedicate, con indicazioni e giudizi di qualità sulle strutture più attrezzate.

E quando non si promettono cure, si garantisce un soggiorno «allergy safe» grazie una serie di accorgimenti, sia nei materiali sia negli arredi e servizi: niente tappeti né moquette, frequenti ricambi d’aria, cuscini materassi e biancheria esposti a lungo al sole e soprattutto un depuratore d’aria contro acari, muffe, virus e batteri. Nelle prossime settimane, partirà il sito www.alberghiallergiafree.info, con una guida aggiornata su hotel e ristoranti. «L’iniziativa è nata perché c’è molta richiesta da parte dei pazienti, soprattutto in vista delle vacanze estive», spiega Caterina Piscitelli, responsabile del progetto. In questi giorni, stiamo contattando gli alberghi per classificarli. I requisiti richiesti sono molteplici: letti con strutture snelle, che consentano di togliere la polvere sotto, carta da parati lavabile, tende lavabili. La moltiplicazione dei prodotti può trasformarsi in un bel salasso, se non si sta attenti alle false promesse. E alle false diagnosi. «Varie stime - spiega il coordinatore del dipartimento di pediatria del Bambin Gesù di Roma, Alberto Ugazio - indicano che in Italia si registra un 7% di allergie alimentari, numero doppio rispetto alla media europea, fino ad arrivare al 15% nella provincia di Roma». Stime errate, dice il primario, «sia a causa delle diagnosi sbagliate, sia perché spesso si considerano allergie alimentari manifestazioni che non lo sono». «Come spiegare - prosegue il pediatra Ugazio - che in Italia il mercato dei latti artificiali e speciali è doppio rispetto a quello di molti altri Paesi?». Un esempio per tutti: solo il 2,5% dei neonati è realmente allergico al latte di mucca, ma alcuni sondaggi sovrastimano l’incidenza fino al 15%. Di certo, per chi davvero è intollerante al latte di mucca, il costo di un litro di latte d’asina è pesante: 15 euro, dieci volte quello «normale».

Si calcola che, nel nostro Paese, siano almeno 400 mila i bambini tra i 5 e i 15 anni colpiti da un’allergia alimentare. «Attorno a tutto ciò, comprese le nuove allergie date da contatto chimico (metalli per gioielli, coloranti per tessuti) si sta sviluppando un business spaventoso», sostiene Rossella Miracapillo, responsabile dell’Osservatorio farmaci & salute del Movimento consumatori. Molte regioni sono corse in aiuto dei pazienti affetti da celiachia, l’intolleranza al glutine in costante aumento, garantendo un bonus che copre i costi per questi prodotti. In Piemonte 120 euro al mese dai dieci anni in su, 90 per i bambini con età inferiore. Ma il bonus che vale per gli intolleranti non vale per chi invece è allergico. E quindi deve sopportare costi notevoli: 4,89 euro per mezzo chilo di spaghetti; 3,40 per 150 grammi di grissini; 4,25 euro per meno di mezzo chilo di pane; 5 euro per un fondo per la pizza. Anche festeggiare può trasformarsi in una spesa esagerata: 8,35 euro per una torta confezionata da mezzo chilo; 2,58 euro per una bottiglietta di birra da 33 cc. Il problema è soprattutto di chi ha più di un’allergia, caso sempre più frequente. I costi si sommano come i disturbi. La «bonifica» della casa è il primo passo per chi non sopporta gli acari di polvere. Le aziende producono materassi, coprimaterassi, copricuscini e copripiumini. Costo totale 2500 euro, comprensivi di un’aspirapolvere speciale reclamizzata come «ecologica» o in grado di rilasciare «solo aria pulita e filtrata al 99,99%». Spese necessarie per vivere meglio? Non è detto. Una ricerca inglese rivela che «solo nella metà dei casi i prodotti e i macchinari per ridurre la presenza di acari nelle case è efficace».

Lo dimostra uno studio su tremila persone disponibili a verificare qual è il sistema più adatto per salvarsi da allergie e problemi respiratori. Anche perché sovente l’efficacia dei prodotti è vanificata da errori clamorosi: tenere in casa piccoli animali, vivere in ambienti molto umidi circondanti da piante e fiori o in stanze non arieggiate. Pochi allergici tengono conto che è meglio scegliere arredamenti in legno, metallo o plastica più facilmente lavabili e una temperatura in casa tra i 16 e i 20 gradi. Calcolando solo i costi diretti, si scopre che un allergico asmatico incide sul bilancio familiare fino all’8 per cento. A ciò bisogna aggiungere i costi indiretti: giornate di lavoro perse, assenze da scuola, produttività ridotta. In Europa i bimbi asmatici perdono oltre dieci milioni di giornate scolastiche e i genitori giornate lavorative per l’equivalente di 700 milioni di euro.


 
 

 

 

 

 

 

   

 

 

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Aggiornato al  10/09/2010

 

 

 

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