Chi mangia
un alimento che "non tollera" può solo dimagrire
di EUGENIO DEL TOMA
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Il capitolo delle
"reazioni avverse al cibo" è uno dei più controversi della
Dietologia. Ma se nel campo delle allergie il responso del
laboratorio consente valutazioni obiettive, tutto resta mal
definibile quando si passa alle cosiddette intolleranze,
idiosincrasie o comunque a delle meno gravi ma fastidiose "reazioni
avverse" ad uno o più cibi.
Purtroppo, in assenza di risposte certe dal laboratorio, dilagano i
test "alternativi", costosi e spesso inutili. Basta dire che
l’American Gastroenterologic Association ha perfino dettagliato,
accanto ai test da praticare, anche quelli senza valore o
controindicati (Test cutaneo intradermico con cibo, Test di
citotossicità, Misura dell’attività elettrica cutanea, Biorisonanza,
Conta delle pulsazioni pre e post cibo sospetto, Chinesiologia
applicata…). Eppure, il lato più scoraggiante non sta nel prosperare
di un sottomercato più commerciale che scientifico ma nel danno alla
salute che può derivare dalle conseguenti diete. Diete severissime,
con esclusione di interi gruppi di alimenti e quindi col pericolo di
aggiungere anche la beffa della malnutrizione, dovuta alla monotonia
alimentare ed alle conseguenti carenze vitaminicominerali. In
Italia, la mistificazione scientifica è più facile che altrove,
specialmente nel settore dietologico non adeguatamente protetto
dagli Ordini dei medici (la prescrizione della dieta è un atto che
la legge affida solo al medico!) e sottoposto alle intrusioni di
ogni genere di commercianti. Eppure, dovremmo imparare a difenderci
almeno dai raggiri più grossolani: com’è la diceria che si possa
"ingrassare" per colpa di un’intolleranza alimentare.
Le vere intolleranze, come quella al glutine, provocano il
dimagrimento e non l’aumento di peso. È fin troppo evidente che se
un alimento provoca un anomalo transito intestinale e perfino
diarrea (come in molte intolleranze) ne consegue che del materiale
energetico anziché entrare nel sangue verrà sprecato. Non per niente
le anoressiche si provocano il vomito e assumono lassativi e
purganti. Tra le intolleranze enzimatiche più frequenti rientra il
deficit di lattasi, meglio noto come intolleranza al lattosio. In
questo caso disponiamo però di un accertamento utile: il test del
respiro. Una sorta di prova da carico che dopo l’ingestione di una
quantità standard di lattosio permette di valutare, nell’aria
espirata, le tracce dei gas derivati dalla fermentazione del
lattosio non digerito.
I gastroenterologi hanno rilevato però che solo un terzo o al
massimo la metà dei soggetti etichettati come intolleranti al
lattosio lo sono veramente, quando sottoposti al test. Ciò significa
che in troppi casi è stata imposta, senza un’adeguata diagnosi,
l’astinenza dal latte e dai suoi derivati creando inutili difficoltà
alimentari. Allora, accertiamoci di aver scelto uno specialista del
settore (meglio ancora un apposito centro ospedaliero o
universitario) piuttosto che il mago di turno. |
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