L’idea di curare l’asma con un mini-intervento chirurgico può
apparire stravagante, ma non è così. Alcuni ricercatori canadesi
hanno dimostrato per la prima volta che un intervento non
farmacologico, la termoplastica bronchiale, migliora il controllo
della malattia e hanno appena pubblicato i risultati del loro lavoro
sul New England Journal of Medicine, una delle riviste più quotate
al mondo.
L’ATTACCO - L’idea del gruppo, guidato da Gerard
Cox e John Miller alla McMaster University di Hamilton, Ontario,
nasce dalla constatazione che l’attacco asmatico è provocato da una
costrizione dei bronchi: per stimoli vari, come per esempio i
pollini nelle caso di allergia, le vie aeree si restringono e
provocano difficoltà di respiro. Alla base di questo restringimento
del calibro sta la contrazione della muscolatura liscia che si trova
nella parete dei bronchi. Se si riduce la quantità di muscolatura
liscia – hanno allora ipotizzato gli studiosi canadesi – si può
pensare di diminuire gli attacchi asmatici, di aumentare i periodi
«liberi» da sintomi, di migliorare la qualità della vita e di
ridurre l’uso di farmaci. Così è successo.
RISULTATI - Lo studio condotto su 112 pazienti fra
i 18 e i 65 anni con asma moderato o severo, seguiti per un anno, ha
dimostrato un migliore controllo della malattia in chi era stato
trattato con termoplastica rispetto ai controlli non sottoposti alla
procedura. «I risultati sono promettenti e la tecnica interessante –
dice Lorenzo Corbetta , professore associato di malattie
dell’apparato respiratorio all’azienda ospedaliera universitaria
Careggi di Firenze – perché le terapie anti-asma sono efficaci fino
a un certo punto e almeno un dieci per cento dei casi non è ben
controllabile con i farmaci. La termoplastica è il primo trattamento
non farmacologico che può aiutare questi pazienti. Nel campo della
terapia farmacologia antiasmatica, del resto, sono almeno quindici
anni che non escono nuove molecole, a parte un composto anti-IgE per
l’asma allergico grave».
LA TECNICA - Per raggiungere i bronchi di piccolo e
medio calibro e ridurre la quantità di muscolatura liscia si usa un
broncoscopio flessibile, introdotto attraverso il naso o la bocca,
che libera energia termica da radiofrequenza, direttamente sulle
pareti: l’energia agisce come «desensibilizzante» sulla muscolatura
che diventa così refrattaria agli stimoli broncocostrittori. In
altri termini, i tessuti vengono riscaldati fino a circa 65 gradi:
una temperatura sufficiente a ridurre la massa della muscolatura
liscia, ma non a provocare la morte dei tessuti e conseguente
cicatrizzazione. L’intero trattamento viene eseguito, dopo una
leggera anestesia locale, nel corso di tre sedute che durano meno di
un’ora, a distanza di almeno tre settimane l’una dall’altra. «Lo
svantaggio della termoplastica – commenta Corbetta – è che si tratta
di una procedura invasiva che comporta dei costi, ma ha il vantaggio
di non presentare effetti collaterali. Può essere utile non soltanto
a chi è refrattario alle terapie, ma anche a chi è costretto a
trattamenti a lungo termine con farmaci che possono dare effetti
indesiderati. La sua applicazione è in grado di ridurre la
somministrazione di questi ultimi e può anche ovviare al problema
della scarsa osservanza della terapia, soprattutto quando va
continuata a lungo».
Adriana Bazzi