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Le
proteine strettamente correlate hanno minori
probabilità di provocare allergie
[Data: 2007-10-15]

Un'équipe di scienziati
britannici e austriaci ha scoperto che la distanza
evolutiva tra una proteina animale e la sua
equivalente umana ne determina il potenziale
allergenico. Dallo studio emerge che le proteine
strettamente correlate alle loro omologhe umane
hanno minori probabilità di scatenare un'allergia
rispetto alle proteine non correlate.
Il lavoro, in parte finanziato dall'UE, è pubblicato
dal «Journal of Allergy and Clinical Immunology». I
ricercatori si augurano che grazie alle loro
scoperte sarà più facile individuare nuovi allergeni
e stabilire in che modo scatenano una risposta
immunitaria.
«Nel complesso abbiamo riscontrato che solo una
proteina alimentare animale con somiglianza ad
un'equivalente umana minore del 54% presenta un
potenziale allergenico», ha affermato il dott. Clare
Mills dell'Istituto di ricerca alimentare di
Norwich, nel Regno Unito. «Questo spiega perché
persone allergiche al latte di mucca spesso
tollerano il latte di giumenta, ma non quello di
capra. Le proteine del latte degli equini hanno una
somiglianza con le proteine del latte umano che può
raggiungere il 66% , mentre quella degli allergeni
noti di fonte bovina e caprina è inferiore al 53%.»
Gli scienziati hanno confrontato le sequenze di
proteine alimentari animali che notoriamente sono
causa di allergie e hanno riscontrato che per la
maggior parte si possono classificare in tre
principali famiglie. La più importante è quella
delle tropomiosine, che si trovano nei tessuti
muscolari.
«Le tropomiosine presenti nei mammiferi, nei pesci e
negli uccelli hanno una somiglianza minima con
almeno una tropomiosina umana pari al 90% e non sono
mai state segnalate come allergeniche», ha affermato
il dott. Heimo Breiteneder dell'Università Medica di
Vienna. «Per contro, le tropomiosine allergeniche
provengono tutte da invertebrati, come insetti,
crostacei e nematodi, la cui somiglianza con le
omologhe umane più vicine, nella maggior parte dei
casi, raggiunge solo il 55%.»
La seconda famiglia principale di allergeni è
costituita dalle proteine EF-hand, che negli uccelli
e nei mammiferi non sono allergeniche, mentre quelle
presenti in rane e pesci possono provocare allergie.
Il terzo gruppo individuato dagli scienziati è
quello delle caseine, ossia tutte le proteine di
mammiferi che si trovano nel latte.
«Questi dati confermano l'ipotesi che determinate
strutture proteiche sono più allergeniche di altre»,
scrivono gli scienziati. «A differenza degli
allergeni alimentari di origine vegetale, gli
allergeni animali, come le tropomiosine ben
conservate, indeboliscono la capacità del sistema
immunitario di distinguere tra proteine proprie ed
estranee.»
«Le risposte immunitarie ad alcuni allergeni
alimentari di origine animale, quali le tropomiosine
degli invertebrati, si avvicinano a una forma di
risposta autoimmune e questa possibilità va
considerata nel mettere a punto le terapie per
l'allergia», ha commentato il Dott. Mills.
L'UE ha finanziato il lavoro nell'ambito del
progetto «InformAll» del Quinto programma quadro (5°
PQ), concernente l'attività di informazione sulle
allergie alimentari.
Per ulteriori informazioni,
consultare:
Journal of Allergy and Clinical Immunology:
http://www.jacionline.org/
Norwich BioScience Institutes:
http://www.nbi.bbsrc.ac.uk/
Categoria: Risultati dei
progetti
Fonte: Norwich BioScience
Institutes, Journal of Allergy and Clinical
Immunology
Documenti di Riferimento:
Jenkins, JA et al. «Evolutionary distance from human
homologs reflects allergenicity of animal food
proteins» Journal of Allergy and Clinical Immunology,
pubblicato on line il 12 ottobre 2007.
Acronimi dei Programmi:
FRAMEWORK 5C,
LIFE QUALITY,
MS-A C,
MS-UK C
Codici di Classificazione per
Materia: Coordinamento, cooperazione;
Alimentari; Medicina, sanità; Ricerca scientifica
RCN: 28514
Data di pubblicazione: 2007-10-15 |