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FARMACOLOGIA LE STRUTTURE CHIRALI
Molecole allo specchio contro le allergie
DI DUE FORMULE SPECULARI SPESSO SOLTANTO UNA E’ ATTIVA. IL CASO DI CETIRIZINA E LEVOCETIRIZINA


11/2/2004



IL corpo umano è una struttura chirale. Con il termine «chiralità» si intende la proprietà degli oggetti di presentarsi in due forme che sono l’immagine speculare una dell’altra. Un esempio sono le mani (dal cui termine greco deriva la parola chirale) che sono uguali, ma non sovrapponibili. E’ impossibile farle coincidere: il guanto della mano destra non può essere indossato da quella sinistra e viceversa. Lo stesso fenomeno è presente a livello molecolare. Le molecole chirali, pur essendo composte esattamente dagli stessi atomi, hanno una diversa configurazione tridimensionale; i chimici le chiamano enantiomeri (dal greco enantios, opposto) e questi studi sono stati riconosciuti con il Premio Nobel della chimica nel 2001. Gli organismi viventi molto spesso utilizzano in maniera esclusiva una sola delle due configurazioni chirali. I composti sintetizzati in laboratorio sono una miscela «racemica». La natura invece ha selezionato molecole appartenenti a un solo gruppo di enantiomeri. Ad esempio tra gli aminoacidi, soltanto un enantiomero dell’acido glutammico aumenta il sapore del cibo. Dei due enantiomeri del limonene, sostanza aromatica presente negli agrumi, uno profuma di limone, l’altro di arancia. Certi microrganismi, vivendo nella soluzione di un composto racemico, attaccano e distruggono di preferenza una sola delle due forme di enantiomeri. Il fenomeno assume un’importanza rilevante quando si prendono in considerazione i farmaci. I bersagli dell’azione dei farmaci (recettori, enzimi, acidi nucleici) sono molecole chirali e, in quanto tali, solo uno degli enantiomeri di una miscela racemica avrà effetto. Di conseguenza dopo l’ingestione di una miscela racemica solo il 50% della miscela avrà un effetto sul bersaglio molecolare, e quindi l’attività farmacologica sarà ridotta alla metà. Non solo, ma è possibile che l’enantiomero farmacologicamente inattivo possa interferire con quello attivo, modificandone il metabolismo, producendo azioni indesiderate, o più semplicemente antagonizzando quello attivo. Per combattere l’istamina, responsabile dei sintomi fastidiosi della patologia allergica (rinite, orticaria, prurito), da alcuni anni si usa la cetirizina (nel mondo, 16 miliardi di dosi utilizzate dal 1998 ad oggi), un composto racemico. Un passo avanti si è fatto nei laboratori dell’UCB Pharma di Pianezza (Torino) con la scoperta della levocetirizina, che è l’enantiomero levogiro della cetirizina: è risultata più selettiva per i recettori H1 dell’istamina, con riduzione degli effetti indesiderati di questa classe di prodotti (in genere danno sonnolenza). In uno studio presentato al Congresso Europeo di Allergologia e Immunologia Clinica di Parigi da Walter Canonica (Università di Genova) è emerso che la qualità di vita nei pazienti colpiti da rinite allergica persistente ha avuto un significativo miglioramento nel gruppo trattato con levocetirizina rispetto al placebo. Altre esperienze effettuate da Gianni Marone (Università di Napoli) consentono di prospettare un ruolo importante di questa nuova molecola non solo nel controllo delle fasi acute dell’allergia, ma anche nell’evoluzione a lungo termine e nella prevenzione delle riacutizzazioni.

 
 
 
 

 

 

   

 

 

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